Giornata mondiale per la consapevolezza sul linfoma: cos’è e a che punto è la ricerca
Il 15 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata della consapevolezza sul linfoma, una delle malattie onco-ematologiche più diffuse.
Il 15 settembre, si celebra in tutto il mondo la Giornata della consapevolezza sul linfoma, una delle malattie onco-ematologiche più diffuse.
Questa giornata ha l’obiettivo di sensibilizzare sulla malattia per essere tutti più consapevoli riguardo al linfoma e alle possibilità messe a disposizione dalla ricerca per contrastarlo.
Cos’è il linfoma?
I linfomi sono una vasta famiglia di tumori che colpiscono il sistema linfatico. ll sistema linfatico è un insieme di vasi, organi e tessuti che hanno lo scopo di difendere l’organismo dagli agenti esterni nocivi – come batteri, virus, pollini – e di rimuovere le scorie prodotte durante il normale funzionamento degli organi e dei tessuti.
I linfonodi sono invece conglomerati di linfociti (una tipologia di globuli bianchi) e altre cellule del sistema immunitario, che si ingrandiscono in presenza di un’infezione da combattere.
Dai linfonodi la malattia può diffondersi attraverso il sangue e/o i vasi linfatici ad altri linfonodi od organi, sia linfatici (midollo, milza, ecc.), sia extra-linfatici (cute, polmoni, sistema nervoso centrale, stomaco, fegato ecc.).
I linfomi possono essere di due tipi: linfomi Hodgkin (HL), che colpiscono circa l’8% dei pazienti con tumore, e non Hodgkin (NHL), che rappresentano il 90% dei casi di linfoma. Sono suddivisi in più di 30 diversi tipi, tra cui i più frequenti possono svilupparsi nelle grandi cellule e in diversi organi (linfonodi, stomaco, intestino, cute, sistema nervoso).
Le tre forme di linfoma
Esistono tre tipi principali di linfoma, a seconda del tipo di cellula cancerosa coinvolta: linfoma Hodgkin, linfoma non Hodgkin e leucemia linfoide cronica.
Il primo di questi è caratterizzato da grandi cellule tumorali (linfociti) che si accumulano nel sangue e nei gangli linfatici. Il secondo, invece, è caratterizzato da cellule tumorali piccole e diffuse. Infine, la leucemia linfoide cronica è la forma più aggressiva di tutte e colpisce quasi esclusivamente gli adulti.
Metodi d’indagine più sofisticati, hanno indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a classificare queste forme di linfoma sulla base della tipologia delle cellule tumorali, dalla velocità della loro crescita (che comporta una maggiore aggressività della malattia), dal loro aspetto al microscopio e dalla loro localizzazione.
Dati sul linfoma
Predomina più nei soggetti maschi e nella fascia di età 60-80 anni, ad eccezione del linfoma di Hodgkin che colpisce in prevalenza giovani tra i 15 e i 35 anni.
Per il linfoma di Hodgkin, l’82% dei maschi ha una sopravvivenza fino a 5 anni dalla diagnosi è pari all’82%, l’87% nelle donne. Ad oggi, i trattamenti messi a disposizione dall’oncologia moderna per il LH hanno dato grandi successi. Stessa cosa anche per i linfomi Non Hodgkin.
Linfomi: quali sono i sintomi
Ad oggi i sintomi di sospetto di comparsa di linfoma sono da ritenersi aspecifici. Possono suggerire il sospetto, ma nessuno risulta diagnostico. Si giunge alla diagnosi precisa e sicura dopo una serie di accertamenti.
I principali e più generici sintomi sono l’ingrossamento dei linfonodi, febbre alta, sudorazione notturna e perdita di peso improvvisa. L’ingrandimento dei linfonodi può avvenire in diverse sedi, come collo e inguine, e in relazione a dove si presenta potrebbero verificarsi sintomi differenti: se a livello addominale possono sopraggiungere gonfiori e ingrossamenti degli organi coinvolti (per esempio lo stomaco o la milza) e possono insorgere nausea, senso di pienezza anche senza aver mangiato o aver mangiato poco, senso di pressione. Se, per esempio, la malattia riguarda il torace, possono manifestarsi dolori al petto, tosse, difficoltà a respirare. In ultimo, il linfoma che attacca il sistema nervoso, che può causare mal di testa, debolezza di alcune parti dell’organismo, difficoltà a parlare.
Non sempre però l’ingrossamento dei linfonodi è legato alla presenza di un linfoma, bensì può riguardare un’infezione comune e può essere combattuta dal sistema immunitario.
Per avere sempre una diagnosi accurata e precisa, si consiglia – alla comparsa di questi sintomi – di rivolgersi al proprio medico, il quale sottoporrà il paziente ad una serie di domande sulla storia medica personale e familiare ed effettuerà esami approfonditi per verificare la presenza di segni tipici della malattia e a richiedere ulteriori approfondimenti.
Linfomi: quali i test da eseguire
Si consiglia una biopsia linfonodale, in cui il tessuto viene rimosso da un linfonodo e quindi analizzato al microscopio. E’ ritenuto essere un test essenziale per la diagnosi accurata di NHL.
D’altra parte, per studiare l’estensione della malattia e tracciarne l’evoluzione e l’efficacia del trattamento, possono essere utili esami diagnostici per immagini (ad esempio radiografia, TC, risonanza magnetica, ecografia).
Anche i prelievi ematici, possono aiutare a completare la diagnosi, poiché nei casi di NHL si possono riscontrare livelli anormali di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, nonché problemi con la velocità di eritrosedimentazione (VES) e livelli elevati di lattato deidrogenasi (LDH).
Il trattamento da eseguire dipende sempre dallo stadio e dal tipo di malattia, dalla salute generale e dall’età del paziente. Ed è oltretutto multidisciplinare: intervengono diversi specialisti, i quali a seconda dell’entità della diagnosi combinano diverse terapie.
Linfomi: a che punto è la ricerca?
La ricerca sta facendo grandi passi in avanti. Da quando nel 1832 il medico Thomas Hodgkin, che per primo li studiò descrisse il linfoma di Hodgkin come una forma di tubercolosi per poi essere smentito dalla dott.ssa Dorothy Mabel Reed che inserì le cellule di Reed Sternberg – tra le cellule tipiche del linfoma di Hodgkin – la ricerca si è innovata ed evoluta.
Dall’introduzione dei 4 chemioterapici (ABVD) – ancor oggi utilizzati – sperimentati ed introdotti nel 1975 dal’oncologo Gianni Bonadonna dell’Istituto Tumori di Milano, fino alla terapia basata sulle cellule CAR-T, ovvero la manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario del paziente per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore.
Dal 2019 questo farmaco è stato approvato da AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco e oggi viene somministrato come terapia da tutti i centri oncologici d’Italia.





